Curatela della mostra Go Now di Antonio Marciano - Bq gallery, Milano

Curating of the exhibition Go Now by Antonio Marciano - Bq gallery, Milano

Testo introduttivo alla mostra  

Chiodini Quercetti: pixel, puntini da unire (o separare?), atomi colorati, piccoli moduli di tempo che scorre tra le mani per andare a formare un viso, un paesaggio o forse molto di più. 

Antonio Marciano osserva da vicino, ha il coraggio di fare a pezzi l’immagine, per poi regalarci la gioia di vederla ricomporsi sempre più indietreggiando pur senza perdere i contorni di ciò che davvero è la forma.

Nei suoi primi quadri la successione meticolosa di gesti crea linee, piantine di luoghi, icone pop tratte da videogiochi, simboli; esplora lo spazio con attenzione, come per scoprirne le vere dimensioni.

Ma è nei ritratti che i punti si appropriano completamente di tutta la superficie, alla ricerca di più sfumature per ricordare un’emozione, tanto da condurre l’artista alla variazione grazie a chiodini colorati ad hoc. Un’amica, una coppia, un ricordo d’infanzia: questi i suoi soggetti per scoprire la materia, la tecnica, il metodo, il ritmo. 

Nel tuttopieno appare poi improvvisamente il vuoto, la griglia non è più solo tela ma si fa protagonista, diventa ombra, riflesso, profilo e ancora rilievo di paesaggi in cui i pixel si moltiplicano, uniti o allontanati al punto giusto, per creare montagne o ghiacciai, scogliere o mari.

Di questi ultimi quadri sono forse anche le grandi dimensioni a colpire fin dall’inizio, il contrasto tra la vicinanza della trama e la lontananza della prospettiva, come se improvvisamente fossimo vicini sì ma lontanissimi allo stesso tempo. Così nasce la voglia di sentirli, con le mani oltre che con gli occhi, questi tecnologici ma antichi schizzi di colore. 

Il lavoro di Antonio Marciano non è infatti solo oggetto ma anche cinetica, vi è in esso una componente performativa che si fa ancora più evidente negli ultimi lavori esposti in questa mostra.  Un tappeto dalle dimensioni inconsuete, un percorso di rotelle colorate che si forma a suon di ingranaggi e ancora una girandola così alta da toccare il soffitto, occupano lo spazio della galleria grazie ad un equilibrio instabile ma sicuro per far sì che lo si attraversi con gioia sensibile e composta, tra i quadretti che per l’occasione si sono trasformati in muri mentre noi forse in puntini. 

Una piccola mostra di un artista che con coraggio ci rivela la frammentazione facendo di essa un’arte preziosa.